Per mille camicette al giorno

25 marzo 1911 – il grande incendio della fabbrica Triangle

Perdere la vita, per mille camicette. Per mille camicette smarrire i sogni, il presente e qualsiasi idea di futuro. I libri come i film, come l’arte tutta, oltre a dare piacere e ad essere nutrimento per chi ne fruisce, alle volte raccontano pagine memorabili di storia. Sono testimonianza necessaria di fatti che non conosciamo, o conosciamo troppo poco, o abbiamo dimenticato.

La storia

Siamo agli inizi del secolo scorso. La Triangle Waist Company è un grande stabilimento che produce camicette. La fabbrica occupa i tre piani più alti dell’Asch Building di New York. Ci lavorano circa 500 lavoratori, la maggior parte di loro sono donne immigrate. Il 25 marzo del 1911 scoppia un incendio spaventoso. I proprietari riescono a mettersi in salvo, nel frattempo i lavoratori e le lavoratrici intrappolati nel palazzo muoiono arsi dalle fiamme e soffocati dal fumo.

Fu il più grave incidente industriale della storia di New York. L’incendio fece 146 vittime, di queste 129 erano giovani donne italiane e ebree dell’Europa orientale. 62 di loro morirono lanciandosi dalle finestre, nel tentativo disperato di non bruciare vivi.

Il libro

Per mille camicette al giorno, di Serena Ballista e Sonia Maria Luce Possentini, OrecchioAcerbo, 2024.

A Luana D’orazio e a Laila El Harim. E a tutte le altre vittime sul lavoro, uccise dal perseguimento cieco e vano del profitto a ogni costo.

Il libro si apre con questa dedica dolorosa ed eterna, adatta a questi nostri giorni quanto, o ancor più, che a un tempo passato.

È proprio una camicetta che racconta, esile, morbida e sottile tra le dite. Una camicetta esposta in vetrina in un negozio che si trova davanti al grattacielo, che osserva tutto. E sa bene quel che succede all’interno delle fabbrica. Quali le condizioni di sfruttamento delle lavoratrici, quali le lotte per l’emancipazione di queste donne.

La camicetta è una sopravvissuta, una testimone. Racconta quel che ha visto, quel che è stato. Racconta delle donne che questo palazzo lo abitavano. Che ogni giorno vi si recavano per lavorare, per guadagnarsi da vivere. Ce le fa vedere, ne descrive i lineamenti, il temperamento, le dimensioni. Le loro storie, da dove venivano?, quanto avevano dovuto viaggiare per arrivare a New York? Come Rose, piccolina, minuta. Eppure forte e determinata, sempre pronta a sfilare in testa al corteo quando c’era da manifestare a favore dei diritti delle lavoratrici, contro i padroni sfruttatori. E quell’altra Rose, omonima e giovanissima. Neanche ventenne.

Chissà se aveva creduto di essere in pericolo, allora.  

Il libro si apre con delle illustrazioni a pagina piena, chiaroscuro a matita, ombre leggere. Si riconoscono il tratto corposo della matita e rare pennellate a dare un po’ di luce dove serve, anche se l’atmosfera nel suo insieme è densa e malinconica. Vediamo il porto della grande città. Della metropoli più desiderata nel mondo. Qualcuno che aspetta. Mare e ancora mare. Vediamo folle di uomini e donne, tante tantissime donne, vicine vicine, strette una all’altra, coi bambini in bracco o a terra, stipate come sardine su grandi navi che arrivano da lontano. Alcune donne sulla banchina, e ancora mare e altro mare.

È la premessa a quel che succederà. A quanto sta per accadere.

È la fotografia dei primi esodi di massa. La povertà costringe a lasciare il proprio paese, i proprio cari, la proprio casa, smembra famiglie, sfilaccia le tradizioni. Obbliga a cercare fortuna, o almeno una vita decorosa e decente, dall’altra parte del mare. A riprova del fatto che a partire, a costo di metter a repentaglio la vita stessa, un tempo eravamo “noi”.

Li chiamavano i “re della camicetta”. Disprezzavano il lavoro operaio e chi lo realizzava. Ne avevano in odio i gesti svelti, ma anche i tempi che non potevano essere elusi; la noia, ma anche la dedizione. E soprattutto odiavano l’estro creativo delle tessitrici: eversivo almeno tanto quanto chi il lavoro operaio lo difendeva, come Rose.

Le parole, le immagini

Il lesto e le illustrazioni stanno bene insieme. Minimali, asciutte, eppure molto evocative. Serena Ballista ricostruisce la vera storia, dura, feroce, e la rende poetica e “leggera”: il punto di vista, l’io narrante, come si è detto, è una camicetta che si è salvata; le fiamme che piovono fuori dalle finestre, impazzite, sembrano comete arroventate che s’infrangono al suolo.

Così le avevano descritte i passanti di sotto. Comete arroventate che, prima di esaurirsi sui marciapiedi freddi di New York, avevano orbitato con una certa tenacia attorno alla terra.

Le illustrazioni arrivano ai nostri occhi e al nostro cuore come vere e proprie fotografie. Sembrano essere proprio questo. L’iquadratura, l’esposizione, il punto giusto di luce e le ombre, la messa a fuoco, il primo e il secondo piano, certi dettagli in evidenza, foto di insieme, vedute dall’alto, e ritratti mozza fiato. A realizzarle non è una macchina fotografica a soffietto di inzi novecento, ma la mano sensibile e capace di Sonia Maria Luce Possentini.

Il Premio

Per mille camicette al giorno è tra i titoli vincitori del premio Bologna Ragazzi Awards 2025, nella sezione dedicata alla Non-Fiction.

Le motivazioni della giuria:         
Un racconto storico profondamente emozionante e personale del più grave incidente industriale di New York. Una narrazione evocativa che utilizza il capo d'abbigliamento come voce narrante per guidare il lettore attraverso temi come la migrazione, i diritti dei lavoratori, l’oppressione delle donne e lo sfruttamento del capitale umano. L’immagine di copertina altamente espressiva, unita a un titolo toccante, cattura l’attenzione del lettore. Le illustrazioni combinano testimonianze dirette, riferimenti d’archivio e sfruttano il formato a metà tra il romanzo grafico e l’albo illustrato. L’;uso di immagini monocromatiche ed espressive comunica in modo potente la tragicità e il dolore del tema trattato, trasformandosi in una splendida dedica alla nostra eroina, Rose.

Dal sito Bologna Children’s Book Fair

L’illustratrice Maria Luce Possentini, è stata più volte ospite di rilievo del Buck, il Festival di Letteratura per ragazzi di Foggia. I suoi libri sono nella nostra Biblioteca dei Ragazzi e, come Per mille camicette al giorno, sono ammessi al prestito.

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Pugliese. Quel che più ama: i figli, il blu mare, i colori primari e, a partire da quelli, tutti gli altri, la pagina scritta, la parola che cura, i bambini, danzare, e la sua Stromboli.

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